La fonte dei figli di Minosse
e la cascata di rocce

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Gangi, terra d’amore e tradizione dove il mito danza abbracciato alla storia

L’antico cuore della Sicilia batte arroccato sul Monte Marone, nell’entroterra di Palermo, e si erge dominando, da un lato, sul paradiso botanico del Parco delle Madonie e, dall’altro, sugli estesi campi di grano bruciati dal sole, in una prospettiva a volo d’uccello. Gangi è la custode dei condottieri di Minosse, venuti a cercare Dedalo e approdati sul luogo “con la fonte”, da cui deriva il nome della mitica città di Engyon. Il legame con Creta si può ritrovare nello stemma comunale, in cui il Minotauro si disseta a una sorgente.
Ma a Gangi si vive e si respira anche un’aura medievale nelle sue architetture, nei suoi passaggi articolati in strette viuzze e case di pietre, nei suoi colori lapidari grigi e verdi, nei suoi profumi che richiamano lontane tradizioni legate alla vita dei campi.
Lo scenario urbano è lo sfondo suggestivo per una passeggiata che si inanella dal Castello per scendere a visitare la Chiesa di San Nicolò, la Corte dei Giurati, la Torre dei Ventimiglia, il Palazzo Bongiorno, sede dell’Accademia degli Industriosi, fino all’antico Santuario dello Spirito Santo, adornato in stile barocco.
A guardarle da lontano, con il cono dell’Etna sullo sfondo, le abitazioni di Gangi sembrano una cascata di rocce che scende a valle.


Cucina locale, piatti tipici, curiosità




A Gangi ogni festività ha la sua pietanza speciale. Durante il periodo pasquale è tradizione preparare “u fasciddatu”, pane a pasta dura lavorato a mano artisticamente; a S. Isidoro si mangiano i taralli con il latte appena munto; a Natale la “cucchia”, un dolce di pastafrolla ripieno di mandorle, uva passa e fichi secchi; durante la vendemmia si gustano i “mastazzola” fatti col mosto bollito; nel periodo dei fichi d’India, spremuti, si fanno i dolci detti “mastacuttè”.


Dove mangiare in compagnia di Acqua San Benedetto




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